Progettare la Narrazione ISCRIZIONI CHIUSE

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POLIFEMOLABS workshop di una giornata
docente: Davide Pinardi
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Costruire una narrazione: la fase progettuale dello storytelling

ph © Marco Vacca

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Le fasi che conducono alla realizzazione complessiva di un “progetto narrativo” – che sia un reportage, un documentario, un film, un intervento urbanistico, il racconto di un bene culturale o di una dinamica sociale ecc. - appaiono sostanzialmente tre: quella del pensare il progetto, quella del produrre il progetto e quella del condividere il progetto, ovvero renderlo pubblico.

Naturalmente è difficile suddividerle in modo schematico: le tre fasi sono spesso interconnesse e nella concretezza del lavoro possono non seguire una rigida successione temporale rigida bensì confondersi e condizionarsi reciprocamente. Forse soltanto nella fiction la loro progressione è ben chiara (forse).

Ma l’esaminarle in maniera distinta aiuta a prenderle in considerazione in modo più lucido, più razionale, più articolato.

Qui parliamo della prima fase, quella del pensare il progetto. Con questa espressione non intendiamo solo quel breve momento nel quale chi crea ha magari l’illuminazione iniziale, la scintilla istantanea, la suggestione con la quale l’idea progettuale a volte si presenta in uno stato nascente.

Parliamo invece del percorso seguendo il quale l’idea parte, si sviluppa e si formalizza: un percorso che spesso è faticoso, non sempre lucido e non di rado affidato in modo più o meno consapevole all’intuito, all’esperienza, alle analogie con altri lavori, alla moda, al caso, agli automatismi, ai consigli occasionali…

Eppure sarebbe meglio cercare di essere pienamente coscienti dell’importanza di questa fase e anticipare per quanto possibile la struttura del progetto in tutte le sue implicazioni, soprattutto nella sue componenti drammaturgiche, stilistiche, espressive ed etiche. E’ evidente quanto sia fondamentale pensare molto concretamente agli strumenti tecnici che saranno necessari, ai vincoli logistici, alle implicazioni finanziarie della futura fase realizzativa. Ma forse ancor più importante è riuscire a concepire l’universo complessivo che si vuole raccontare, immaginare le storie che lo attraverseranno, anticiparne i valori e le emozioni. Perché se di quell’universo riusciamo ad avere tutto o quasi nella testa – vale a dire ce ne siamo fatti una vivida copia mentale – ecco che sapremo trovare più facilmente e più direttamente il modo di farlo vedere agli altri con ricchezza, intensità, profondità. E per farlo potremo utilizzare le tecniche narrative più adeguate per dare rilievo, per emozionare, per allargare le spettro delle conoscenze, per offrire informazioni e insieme strumenti per il loro utilizzo (o per combattere narrazioni false…).

Per rappresentare al meglio la contemporaneità – quale che sia il settore nel quale si opera - occorre tornare a studiare le regole strutturali della drammaturgia e della letteratura elaborate nei secoli. Per navigare tra storytelling, showbusiness e infotaiment, per gestire la transmedialità, per orientarsi nelle neonarrazioni della politica, del design e del web, per riconoscere pubblicità virali, seduzioni di massa e scenari scientifici bisogna ripartire o almeno tenere presente le fondamenta delle cosmologie originarie, dalle parabole religiose, dai classici. Se viviamo in un mondo di narrazioni, e se vogliamo produrre narrazioni o contronarrazioni senza plagiare quelle altrui, dobbiamo studiare le strutture base del narrare. La contemporaneità ha radici nel passato. Non è un caso che il miglior sceneggiatore di Hollywood sia ancora Shakespeare…

La proposta del workshop “Prima di partire – Come progettare una narrazione” vuole  proporre un approccio teorico e modalità concrete per esplorare quegli universi narrativi che poi racconteremo. Quali sono gli elementi fondanti di ciò che andrò a riprendere, a fotografare, a descrivere. Quali i suoi conflitti? Quali i suoi linguaggi e i suo legami interni? Quali le sue dinamiche?

In tale prospettiva, la proposta di questo workshop si rivolge soprattutto a coloro che hanno interesse (anche professionale) a progettare e a realizzare progetti di storytelling e che quindi vogliono conoscere le regole essenziali delle tecniche narrative.

Il laboratorio – inizialmente fondato su un approccio teorico ma caratterizzato da una ricerca pragmatica e operativa – vuole focalizzarsi sulle specifiche modalità di immaginazione, rappresentazione e comunicazione di realtà materiali o virtuali, esistenti o potenziali, fisiche o metafisiche. Se ne esaminerà i modi con i quali è possibile trasmettere agli altri le più varie immagini del mondo. Tutto ciò con una particolare attenzione  all’identificazione delle tecniche di storytelling più adatte all’uso di immagini, brevi testi, contesti grafici e quant’altro riguarda il visuale.

DAVIDE PINARDI

professore di Scrittura Narrativa all’Accademia di Brera e di Storytelling e Tecniche di Narrazione al Politecnico di Milano, è autore di romanzi, di libri per ragazzi, di sceneggiature per la televisione e per il teatro, di saggi che spaziano dalla narratologia alla politica. É uno dei massimi esperti italiani di tecniche di narrazione.

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